Chirurgia della cataratta

Chirurgia della cataratta

Che cos'è la cataratta e quali sono le cause

La cataratta è una opacizzazione progressiva e irreversibile del cristallino, la lente naturale e trasparente situata all’interno dell’occhio, appena dietro l’iride — la parte colorata che regola la quantità di luce e consente di mettere a fuoco le immagini sulla retina. In passato si credeva che la cataratta fosse una membrana calata sugli occhi “dall’alto”, da cui il nome di origine greca “cata reo” (che significa appunto “sceso dall’alto”).

Questa patologia oculare è causata dall’aggregazione e dall’ossidazione delle proteine del cristallino, un processo che avanza con l’età. In genere compare dopo i 60 anni (cataratta senile) e colpisce circa il 90% delle persone oltre gli 80 anni. Tuttavia, la cataratta può manifestarsi anche in altre forme: congenita (presente alla nascita), giovanile (nei primi anni di vita), pre-senile (in età adulta), post-traumatica, secondaria a patologie metaboliche come il diabete, o dovuta a prolungata esposizione ai raggi ultravioletti. Anche l’uso prolungato di farmaci come cortisonici o chemioterapici può favorirne l’insorgenza.

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Quali sono i sintomi della cataratta

I sintomi più comuni della cataratta includono:

Esami per la diagnosi della cataratta

Diagnosi di cataratta

La diagnosi di cataratta viene effettuata durante una visita oculistica completa, attraverso una serie di esami specifici che consentono di valutare in modo accurato lo stato di salute dell’occhio e il grado di opacizzazione del cristallino.

Le principali metodiche diagnostiche comprendono:

  • Esame biomicroscopico con lampada a fessura, per osservare le strutture anteriori dell’occhio;

  • Esame completo della refrazione con autorefrattometro e valutazione dell’acutezza visiva;

  • Tonometria, utile per misurare la pressione intraoculare;

  • Pachimetria, che consente di determinare lo spessore corneale.

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In vista dell’intervento chirurgico, possono essere eseguite ulteriori indagini strumentali di approfondimento, tra cui:

  • Esame del fundus in midriasi, ovvero con dilatazione della pupilla, per ottenere un’immagine dettagliata del fondo oculare tramite retinografia computerizzata. Questo esame serve a escludere eventuali patologie retiniche concomitanti e a valutare l’ampiezza pupillare raggiungibile;

  • OCT della macula e della pupilla, o fluoroangiografia, se ritenuti necessari dal medico oculista;

  • Screening ematologico ed elettrocardiogramma, per valutare le condizioni generali del paziente;

  • Esame biometrico accurato, fondamentale per calcolare con precisione il potere del cristallino artificiale che verrà impiantato in sostituzione del cristallino catarattoso rimosso durante l’intervento.

Terapia per l’eliminazione della cataratta

La terapia medica con l’utilizzo di colliri specifici può soltanto rallentare la progressione della cataratta, ma non eliminarla del tutto. L’unico trattamento realmente risolutivo è l’intervento chirurgico, una procedura oggi tra le più eseguite e sicure al mondo.

Tecnica chirurgica del Dott. Anfossi

Il Dott. Anfossi esegue l’intervento di rimozione della cataratta con una tecnica di microchirurgia mini-invasiva.
È definita microchirurgica perché viene effettuata con l’ausilio del microscopio operatorio, che consente estrema precisione e sicurezza.
È inoltre mini-invasiva, poiché avviene attraverso due piccolissime incisioni di circa 2,5 mm, che non richiedono punti di sutura.
Durante l’intervento vengono impiantati cristallini artificiali morbidi e pieghevoli, progettati per adattarsi perfettamente all’occhio e garantire un eccellente risultato visivo.

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Come si svolge l’intervento di cataratta

L'intervento

L’intervento di chirurgia della cataratta inizia con una corretta anestesia, necessaria per rendere l’occhio completamente insensibile, e con una acinesia efficace, che consente di mantenerlo immobile durante l’operazione al microscopio.
Queste condizioni possono essere ottenute sia per via topica, attraverso la semplice instillazione di collirio anestetico, sia per via iniettiva locale, mediante una piccola iniezione di anestetico vicino all’occhio.

Successivamente vengono praticate due piccole incisioni di circa 2,5 mm, localizzate al confine tra cornea e sclera. Attraverso tali incisioni viene introdotta una mini sonda a due vie, chiamata facoemulsificatore, che grazie agli ultrasuoni frantuma il cristallino opacizzato e, contemporaneamente, ne aspira i frammenti.

Del cristallino naturale viene conservata la capsula posteriore, che fungerà da supporto per il nuovo cristallino artificiale. Quest’ultimo, realizzato in materiale morbido e pieghevole, viene inserito nell’occhio attraverso la stessa microincisione utilizzata per la sonda, poiché è arrotolato su se stesso come un piccolo sigaro. Una volta srotolata e centrata la lente intraoculare nel suo alloggiamento naturale, l’intervento è completato, senza necessità di punti di sutura.

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La durata media dell’intervento è di circa 15-20 minuti. Dopo la procedura, il paziente può essere dimesso dopo poche ore, con un leggero bendaggio protettivo per evitare contatti con polvere, luce intensa o piccoli traumi. Il bendaggio viene generalmente rimosso il giorno successivo.

Le lenti intraoculari di ultima generazione permettono oggi non solo di sostituire il cristallino opacizzato, ma anche di correggere difetti visivi preesistenti. Le moderne lenti Premium, ad esempio, consentono una visione nitida sia da lontano che a distanze intermedie funzionali, ideali per l’uso di smartphone, navigatori e computer. La scelta della lente più adatta viene sempre effettuata in base alle esigenze visive individuali del paziente.

Negli ultimi anni, un’importante innovazione è rappresentata dall’introduzione del laser a femtosecondi, già impiegato nella chirurgia refrattiva, che può essere utilizzato nelle fasi preliminari dell’intervento di cataratta.
Questo laser emette impulsi di luce ultrarapidi della durata di un femtosecondo (un milionesimo di miliardesimo di secondo), permettendo di aprire con estrema precisione la capsula anteriore del cristallino e di frammentarlo in micro-particelle, successivamente rimosse in modo delicato, riducendo la necessità di ultrasuoni.

 

Oggi, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, è consigliabile intervenire prima che la cataratta diventi troppo matura, quando il cristallino non è ancora eccessivamente denso o duro. In questo modo si evita di dover impiegare un’elevata quantità di ultrasuoni, riducendo così i rischi operatori e i tempi di recupero post-intervento.